La paura di non essere accettati è molto diffusa sia nelle relazioni di amicizia che negli ambienti di lavoro, nelle relazioni di coppia come in contesti sociali nuovi e non.
Ma cosa c'è alla base di questa paura? Perché la proviamo? In questo articolo vediamo le possibili cause e come superarla
Perché si ha paura del rifiuto?
La paura di non essere accettati può avere origini diverse, la mia sarà una mera suddivisione pratica con lo scopo di esemplificare la comprensione delle varie radici in cui, magari, ti puoi rivedere:
Origini psicologiche e sociali
- Bisogno di appartenenza: nel nostro sviluppo fisico e cognitivo, per crescere come essere umani, abbiamo bisogno dell'interazione con gli altri, in psicologia viene usato il termine "creature sociali" in quanto interconnesse tra loro nella reciprocità di interazione.
Si parte dai primi giorni della nostra vita attraverso la cura che i nostri genitori hanno avuto per noi, l'educazione impartita. Fino ad arrivare a contesti sociali come scuola, centri sportivi o semplicemente un gruppo di amici.
Quando siamo piccoli, abbiamo dentro di noi un bisogno di protezione e sicurezza che cerchiamo nei nostri genitori, primi affidatari del nostro venire al mondo, in quanto, incapaci di provvedere da soli ai fabbisogni primari.
Da ragazzi, e poi da adolescenti, iniziamo a cercare un senso di appartenenza al di fuori del nostro ambiente abituale.
Spesso lo facciamo in modo inconsapevole, mossi dal desiderio di sentirci accettati da qualcuno che non sia parte del nostro contesto familiare.
È un bisogno naturale: vogliamo crescere, evolverci, e per farlo ci allontaniamo — non emotivamente, ma simbolicamente — dal nostro porto sicuro, che è la famiglia.Questo distacco non è una fuga, ma un passo necessario per costruire la nostra identità.
Tuttavia, avviene che in fase adulta, questo bisogno di accettazione permane, non tanto come scoperta del sé che da bambino vuole cercare la sua dimensione di adulto, quanto come riprova sociale del suo stare al mondo in modo "giusto".
In sostanza, manca di una sicurezza interiore forte tanto da non vacillare davanti ad una negazione o un possibile rifiuto.
- Esperienze passate: a volte, i ricordi di esperienze vissute in modo negativo, ce li portiamo dentro come memorie emotive e scatta dentro di noi la paura di soffrire qualora venissimo criticati, esclusi, rifiutati.
Questo ci rende vulnerabili al giudizio altrui, gli altri hanno il potere di farti stare bene o di farti stare male.
- Confronto sociale: Il sociologo Zygmunt Bauman, definisce la nostra società come una "società liquida" termine atto ad esprimere la difficoltà in cui ogni essere umano si trova a dover affrontare nel percorso di scoperta di se stesso e della propria unicità.
Un compromesso difficile da trovare quando si fa a cazzotti (passami il termine) con una società che richiede efficienza, risultati, successo, fama, denaro e via dicendo.
Questo ci porta nel dimenticatoio esistenziale della propria unicità finendo per non sentirci mai "abbastanza".
Meccanismi interiori
- Bassa autostima: quando abbiamo un'autostima fragile, ossia, una scarsa considerazione di noi, siamo in balìa delle considerazioni degli altri, delle loro azioni nei nostri confronti e ci dimostriamo chiusi ed insicuri davanti al mondo, restii a nuove esperienze che ci facciano uscire dalla nostra "comfort zone".
- Paura del giudizio degli altri: Nel mio lavoro come Mental Coach, riscontro che questa paura può essere estesa e generalizzata, oppure, molto selettiva.
Mi spiego meglio: c'è chi ha paura del giudizio di chiunque, anche di una persona sconosciuta, chi invece ha paura del giudizio di alcune persone specifiche.
Questo non è mai un caso, perché molto spesso ergiamo a giudice quelle persone che per noi, anche a livello inconsapevole, hanno un valore (affettivo, educativo, sociale).
Ad esempio, posso dimostrare di avere un'ottima autostima sul lavoro, ma temere o stare male davanti al giudizio dei miei genitori perché per me rappresentano una sicurezza emotiva.
Ancora, posso avere una grande spigliatezza con i miei amici, ma meno con una persona che mi interessa perché rappresenta per me una possibile strada per essere felice, ergo, se non gli/le piaccio, non andrò in quella direzione (aspettativa di vita).
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Perfezionismo: un meccanismo molto frequente è quello di cercare di eccellere in tutto, sia per se stessi, per avere una buona considerazione del proprio essere, sia per avere le lodi degli altri che spesso rappresentano per noi un buon motivo per "gongolarci" provando emozione positive.
Avviene quindi che ci si misura in continuazione con un ideale di se praticamente irraggiungibile, finendo per sentirsi inadeguati e sotto scacco alla paura del rifiuto.
Dimensione affettiva
Alla base di tutto, molto spesso e forse più di quanto pensiamo, c'è il bisogno di sentirsi amati, visti, compresi, accettati, spesso, più che essere amati.
Ma non da chiunque, anche qui c'è una sorta di selezione più o meno consapevole, ed entrano in gioco schemi e regole su come l'altra persona dovrebbe comportarsi per dimostrare che mi ama.
Quali gesti, azioni dovrebbe compiere perché io mi senta al sicuro, amato.
Vedo spessissimo nelle relazioni, mariti o mogli che amano profondamente il proprio partner ma all'altra persona quello non basta credendo il contrario.
Oppure genitori che amano i propri figli o figli che amano i propri genitori ma le dimostrazioni (regole) non sono abbastanza.
Vedo relazioni chiudersi per il bene di entrambi e uno dei due stare male perché continua a non accettare tale condizione.

Cosa si prova quando si teme di non essere accettati?
Le emozioni che proviamo quando si ha paura del rifiuto, sono spesso legate alla paura della paura, ossia, nella paura del non sentirmi accettato, temo di stare male, di provare emozioni negative dettate, a volte, da esperienze passate.
Se sono stato rifiutato ed ho provato angoscia, dolore, insicurezza, irritabilità, nella paura del rifiuto, ossia nel prospettarmi uno scenario che non sta accadendo in questo momento ma, appunto, lo sto immaginando, avrò paura di ripercorrere la medesima strada di sofferenza.
Poiché sono scenari futuri, che non sono sotto il mio controllo perché la decisione che l'altro mi rifiuti non dipende da me, essa può sfociare in ansia, quindi avvertire sintomo come fiato corto, stomaco o gola che si chiudono, mente confusa.
Come superare la paura del rifiuto?
Bene, fino ad ora abbiamo affrontato le possibili cause e derivazioni della paura del rifiuto.
Se ti sei riconosciuto/a in una o più di queste, il seguito è proprio per te.
Inizio col dirti che c'è una notizia buona... e una buona
Da dove inizio?
Facile
La prima buona notizia è che tutte le emozioni che abbiamo visto assieme non sono negative in quanto sbagliate, impariamo a chiamarle così perché ci fanno stare male, ci limitano nella nostra vita.
Esse possono essere un'ottima opportunità per capirti sempre meglio. Magari grazie ad esse ti trovi a leggere questo articolo e capire qualcosa di più.
Ciò che ci fa stare scomodi (come il caso delle emozioni negative), ci porta a chiederci dove possiamo spostarci per stare bene.
Ma come fanno praticamente, le emozione negative a limitarci?
Ti voglio mostrare una delle slide che uso durante i miei percorsi di coaching individuali così ti mostro cosa intendo:

I 5 livelli della vita
Partiamo da un concetto fondamentale: il livello della piramide rovesciata che sta più sù, è condizionato dal suo sottostante.
Partiamo dunque dal livello del "Cosa Vivi" ossia, la tua vita, il rapporto che hai con te, con gli altri e con l'ambiente che ti circonda.
Esso è plasmato, come ti dicevo poco fa, dal livello sottostante che in questo caso è il livello del "Cosa Fai", ossia, tutti i gesti, comportamenti che adoperi e che plasmano la vita che vivi.
Questo non basta, dobbiamo scendere più in profondità. Cosa ti muove nel fare quello che fai (o non fai)?
"Cosa Provi", ossia, tutte le tue emozioni, siamo al livello 3.
Se provi emozioni positive di amore, gioia, agirai con gesti di apertura, affetto, comprensione.
Al contrario, se provi emozioni negative, ti chiudi, agisci con gesti dettati dalla rabbia, dalla paura (livello del cosa fai) per poi plasmare la tua vita (livello del cosa vivi).
Ora passiamo ai livelli più profondi, più importanti, perché credo che quello che ti ho spiegato finora è fin troppo semplice ed evidente, non è vero?
Bene, cosa determina ciò che proviamo, ossia il livello del "Cosa Provi"?
I pensieri, esatto! Se ho pensieri (o valutazioni) positive di quello che mi accade, proverò emozioni positive, se giudicherò negativamente quello che mi accade, proverò emozioni negative.
In questo atto meravigliosamente umano che è quello di pensare, ci sono le nostre regole, i nostri schemi mentali acquisiti durante la nostra crescita e, occhio: sono molto diversi per ognuno più di quanto pensi. Siamo quindi sul livello del "Cosa Pensi".
Ma quindi, i nostri pensieri, da cosa sono condizionati?
Nei percorsi di coaching, andiamo davvero in profondità, perché ogni persona che ho l'onore di incontrare, non abbia bisogno di anni di percorso né di tornare da me alla prossima difficoltà.
Scendere ad un livello molto profondo, è fondamentale.
Siamo sul "Cosa Conta", ossia, ciò che da senso, direzione, forza, alla mia vita. Ciò che è importante per me.
Cosa succede quindi se per me è importante il giudizio degli altri?
Che mi muoverò in base alla constatazione di questo mio "tesoro".
Se ciò che vivo è in linea con le mie regole, ossia, ciò che deve accadere affinché il mio tesoro sia al sicuro, allora farò pensieri positivi, quindi, proverò emozioni positive, quindi, agirò con atteggiamenti di apertura plasmando la mia vita.

Quando il tuo "centro" condiziona le tue scelte
In un percorso di coaching, come in questo articolo, la domanda necessaria quindi che dobbiamo porci è questa: è sano tenere come tesoro, come centro della nostra vita, l'approvazione degli altri?
Se questo mi tiene in scacco, non è sotto il mio controllo, non mi permette di essere pienamente me stesso, di esprimermi, sarà davvero il tesoro giusto per me?
No di certo, e ti dico con estrema sicurezza, che quasi mai abbiamo un solo tesoro.
Spesso vi sono tanti tesori insieme come il lavoro, il denaro, la relazione di coppia, avere dei figli... l'elenco potrebbe essere abbastanza lungo.
E la cosa "bella" è che ogni tesoro ha le sue regole che spessissimo confliggono tra loro mettendoci in un caos assurdo.
Ti faccio un esempio molto pratico, preso come spunto dal libro di Stephen Covey : "The Seven Habit Of Highly Effective People":
È il giorno dell'anniversario di matrimonio, tua moglie, o tuo marito, hanno prenotato da giorni in un ristorante molto chic per festeggiare l'evento.
Tutto è organizzato alla perfezione, appena stacchi dal lavoro torni a casa, il tempo di una doccia e sei pronto/a per goderti la tua serata romantica.
Peccato che durante le ore di lavoro ti telefona il capo, hai un'emergenza lavorativa che richiede solo ed esclusivamente il tuo aiuto.
Senza, l'azienda avrà una grossa perdita e, con molta probabilità, potrai rischiare il posto di lavoro.
Cosa fai?
In questo caso, penso che abbiamo a disposizione almeno 2 soluzioni:
- Chiamo a casa e chiedo di disdire al ristorante sapendo che poi dovrò affrontare il malumore del/la mio/a compagno/a
- Dico al mio capo che ho un impegno e che non posso portare avanti il lavoro richiesto. Questo potrebbe portarmi alla perdita del mio posto di lavoro.
Per i più creativi e decisamente meno romantici, la terza alternativa potrebbe essere portarsi il lavoro alla cena oppure la cena al lavoro. Ma non funzionerebbe granché.
In ogni caso, avrò una conseguenza a cui dovrò andare in contro e questo potrebbe generarmi ansia, frustrazione, nervosismo.
Sai perché? Proprio per il motivo che ti spiegavo prima: se i due tesori della tua vita sono il lavoro e la relazione di coppia, non vorrai disattendere nessuno dei due, perché entrambi, in modi diversi, contribuiscono alla tua felicità. Ma se arriva una situazione che li mette entrambi in conflitto cosa si fa?
Prima di svelarti il seguito, voglio darti la seconda buona notizia: le emozioni dipendono solo ed esclusivamente da te, da quello che pensi, non dalle situazioni che vivi, così come abbiamo visto nella piramide rovesciata.
Questo è il naturale processo delle nostre emozioni e si chiama, Indipendenza Emotiva.
Lo stesso psicologo Nathaniel Branden, sostiene che le emozioni sono una "reazione valutativa", ossia, una valutazione della realtà con cui veniamo in contatto.
In altre parole, le emozioni sono risposte soggettive a eventi o situazioni, ciò che proviamo è determinato della valutazione personale che diamo a quell'esperienza.
Se interpretiamo quell'evento come una minaccia, proveremo emozioni negative.
Se a quell'evento diamo un'interpretazione positiva proveremo emozioni positive.
Detto questo, come posso cambiare i miei pensieri davanti ad una minaccia?
Come possiamo cambiare approccio alla realtà (eventuale rifiuto) se ne ho paura?
E questo fa rima con la risposta alla domanda che è rimasta sospesa: se arriva una situazione che mette i tesori in conflitto cosa si fa?

Da minaccia ad opportunità
Il primo, fondamentale approccio a cui tengo tantissimo, è comprendere l'opportunità che c'è dietro questo evento che genera paura, preoccupazione.
È necessario cogliere da eventi poco piacevoli cambiamenti positivi inaspettati. Se vuoi, osserva con attenzione anche esperienze passate tue o di altri in cui hai constatato in maniera evidente un cambiamento o un significato positivo nella tua vita o quella degli altri.
La naturale evoluzione della vita e dell'uomo in questo caso, ci porta a contestualizzare nell'insieme dell'esistenza, anche l'elemento sofferenza che non è fine a se stessa, ma concorre allo sviluppo e l'evoluzione della vita in quanto ci spinge ad un cambiamento.
Se ben canalizzata questa energia, ha grandi soluzioni, grande potenziale da cogliere per vivere la vita in modo sempre più proattivo, forte e con maggiore sicurezza in se stessi.
L'elemento secondario fondamentale è capire quali risorse ti occorrono e di cui magari non disponi per affrontare il problema.
Per questo, possiamo verificare assieme alcuni punti salienti e trovare una soluzione, oppure puoi richiedere una mia consulenza, sarò felice di aiutarti con dedizione.
A fine articolo, ti spiego anche qual è il mio metodo e se può interessarti.
Da muro a scala: le domande giuste per affrontare le tue paure
Quelle che di seguito ti offro, sono alcune domande di auto-aiuto che ti aiuteranno a comprendere quali sono i tuoi reali blocchi.
Ti consiglio di scriverle su un foglio, rispondi con calma prendendoti tutto il tempo che ti serve.
Pronto/a? Cominciamo!
- Quanto ti senti degno/a di accettazione e di amore da 1 a 10?
- Perché non un voto in più?
- Perché non uno in meno?
- Quando pensi a te stesso/a, hai pensieri positivi e delle buone valutazioni?
- Se si, in cosa? Se no, in cosa?
- Riguardo i no, cosa stai facendo per migliorare, praticamente?
- Quello che stai facendo, funziona?
- Se non funziona, cosa puoi fare di diverso?
- Quali sono le qualità che ti riconosci?
- Ci sono esperienze passate in cui ti sei sentito/a a posto?
- Quali pensieri avevi su di te in quel momento?
- Come puoi trattarti con più gentilezza anche quando ti senti più vulnerabile?
- Se non riesci a vederlo, cosa consiglieresti di fare ad una persona che ami e si trova nella tua medesima situazione?
- Da cosa è dato, secondo te, il tuo valore?
- Sono valori universali che ti danno sicurezza o ti provocano pensieri di ansia ed agitazione?
Queste domande, sono davvero importanti, ti offrono molti spunti su cui riflettere e capire da quale punto cominciare a lavorare.
Dalla mia esperienza con centinaia di persone con cui sono venuta in contatto, alla base delle insicurezze nei rapporti con gli altri, sia che parliamo di eventuali rifiuti che altro, c'è quasi sempre una bassa o scarsa autostima.
Per questo ho scritto una guida che parla proprio di come amare se stessi.
Ti consiglio di leggerla, ci sono esercizi pratici che, se svolti con impegno, possono aiutarti a fare un bel salto di qualità.
Alcune volte ho conosciuto ed aiutato persone con una ottima considerazione di se ma che, alla lunga, riservavano strascichi di insicurezze spesso portate dietro dal passato.
Quando siamo sicuri di noi stessi, sappiamo affrontare le situazioni più impervie... o più scomode, come una cena di anniversario che rischia di andare in fumo
Se ti interessa approfondire il mio approccio, puoi inviarmi una email a: pamela@diventarefelici.it chiedendo un appuntamento.
Avrai a disposizione 1 incontro completamente gratuito, senza alcun impegno, così potrai testare personalmente il mio metodo e toccare con mano sin da subito i primi risultati.
Se vorrai continuare, sarò felice di accompagnarti in questo meraviglioso viaggio alla scoperta di te stesso/a.
Ti abbraccio
